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Padula
Comune di Padula

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 Certosa di San Lorenzo
 Chiesa rupestre di San Michele alle grottelle
 Cosilinvum
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chi nasc tunn nun mor quadr...

Soprannomi di Padula:
mlina r'nella

La Storia

L’antica Padula, sita più a sud e in una zona più elevata rispetto all’insediamento attuale, è oggi chiamata civita, e testimonia la presenza dell’uomo che popolò queste terre fin dal XII secolo a.C.
Oggi, solo un traoGiovanni in Fonti, il quale probabilmente divenne diocesi durante il pontificato di Marcello I (318 – 320 d.C.) e in cui il battesimo avveniva per immersione nella vasca lustrale alimentata da una polla d’acqua perenne.
Durante il dominio longobardo si sviluppò il culto di San Michele, tutt’oggi Santo Patrono del paese, nel santuario-caverna di San Michele alle Grottelle già luogo del culto pagano di Attis, signore della terra. Nella grotta sono presenti affreschi raffiguranti la storia di San Giacomo e un monumento funerario che custodisce le spoglie di Bernardino Brancaccio abate della Badia di San Nicola al Torone ( X secolo) che sorgeva nella parte inferiore di Cosilinum e di cui oggi esistono solo pochi ruderi.
Al tempo della diffusione del culto di San Nicola, VI e VIII secolo, venne eretta sul colle di Padula la cella trifora di San Nicola de’ Domnis, un martirion che testimonia la diffusione in zona dei monaci greco-ortodossi.
Risale al IX secolo il primo nucleo urbano di Padula e, intorno al X secolo data la fondazione la Chiesa madre di San Michele Arcangelo che domina la parte più elevata del paese e che, nel corso dei secoli, ha subito varie trasformazioni sia interne che esterne.
Tra il 1103 e il 1167 Padula divenne feudo dei potenti Gisulfo e Landolfo e successivamente di ‘Gisulfus de Palude’,vassallo del Conte di Marsico già feudatario di Sala e Diano.
Padula, come tutto il Vallo di Diano, visse momenti nefasti nel corso della rivolta contro Carlo d’Angiò, in quanto posizionata sulla antica strada romana su cui avanzò la rivolta verso la capitale del regno e sullo sbocco della strada che risaliva dal mare, fu quindi sconvolta contemporaneamente su due fronti di assalto.
Nel 1296 Padula divenne feudo dei Sanseverino dopo essere stata già dei Fasanella e dei Saccoville; a quell’epoca risale l’edificazione del castello voluto da Carlo II d’Angiò a cui Tommaso Sanseverino fu fedelissimo.
Nel 1306 Tommaso Sanseverino fondò la Certosa di San Lorenzo, sorta su una grancia preesistente (antico granaio benedettino), comprendente una chiesa dedicata al culto di S. Lorenzo e risalente all’VI secolo, la quale con i suoi 53000 mq. di superficie è tra i più grandiosi complessi monumentali del mondo.
torre della cinta murariaAll’anno 1380 risale la fondazione del Convento di San Francesco eretto per volontà di Giovan Tommaso Sanseverino, al cui interno sono conservati affreschi risalenti al 1713 e recentemente, altri databili al XVI secolo, hanno visto la luce.
Nel 1504 Antonio Cordova, regio capitano d’armi e governatore delle provincie d’Otranto e Bari ebbe in dono da Ferdinando il Cattolico, Padula e il casale di Buonabitacolo acquisendo il titolo di marchese di Padula come ricompensa dei suoi servigi verso la Corona di Spagna. Il marchesato di Padula per mancanza di eredi fu ceduto direttamente al Re Filippo II che lo vendette nel 1564 al principe di Salerno, Nicola Grimaldi che lo rogitò a favore di Cesare d’Avalos d’Aragona nel 1578 e indi nel 1632 a Diego d’Avalos il quale lo cedette alla Certosa di S. Lorenzo,che ne ebbe proprietà fino all’epoca napoleonica, momento che segnò l’inizio della decadenza del suo potere e la progressiva spoliazione dell’intero patrimonio artistico.
Il paese fu merce in parecchi passaggi di proprietà per molti decenni; fu questo il periodo in cui tutto il Vallo di Diano soffrì per la mancanza di sviluppo e di una vera struttura economica e sociale: i notabili,la borghesia e il clero, le vere classi privilegiate traevano vantaggio dai loro affari e intanto il popolo languiva in miseria. Nel XVII sec. l’unica fonte di guadagno per molti capifamiglia padulesi era il lavoro stagionale in Puglia.
Ovviamente anche culturalmente il popolo era svantaggiato, l’analfabetismo regnava sovrano, spiccava, tra i pochi uomini acculturati, Giulio Cesare La Galla (1571-1624) filosofo e medico e, autore di una interessante corrispondenza epistolare con Galileo Galilei.
Nel secolo successivo a Padula alcuni giacobini si mossero a favore della Repubblica, alla fine del 1799 le sorelle Silvia e Anna Bonomo e il giovane Ettore Netti, democratizzatore anche dei paesi vicinori, aiutati da altre persone del posto eressero davanti alla Certosa di San Lorenzo l’albero della libertà provocando e pagando in prima persona, la controrivoluzione realista.
Seguì un periodo nero di totale anarchia.
Nel 1810 la Commissione feudale incaricata di applicare la legislazione antifeudale, dichiarando decaduta la feudalità di Padula, distribuì le terre, anche quelle della Certosa, ormai soppressa come ordine dal 1807; i locali della corte esterna furono adibiti a caserma ed ospedale militare e il Convento di Sant’Agostino fu acquisito ad uso del Municipio.
Padula, negli anni che vanno dal 1800 al 1860, ritorna protagonista di nuovi fermenti liberali culminati con la sfortunata spedizione di Carlo Pisacane e l’avventura dei Mille di Giuseppe Garibaldi. Anche tra i padulesi vi furono degli illustri patrioti: valgono i nomi di Vincenzo Padula, i fratelli Santelmo, Federico Romano e Vincenzo Gerbasi, alcuni dei quali si trovarono coinvolti già nei moti salernitani del 1848.
Era fine giugno del 1857 quando a Padula giunsero, provenienti da Casalbuono, i “trecento giovani e forti” convinti di poter far fiorire i germogli di una rivolta popolare; furono invece trucidati nelle viuzze del centro storico per ordine dell’intendente Aiossa; i superstiti, tra cui lo stesso Carlo Pisacane furono massacrati poco più in là, a Sanza.
La Chiesa della SS. Annunziata, fondata nel XVI secolo e ristrutturata nell’Ottocento, ospita la cripta con il Sacrario dei Trecento in cui sono conservati i resti degli eroi sterminati il 1 luglio 1857.
Nello stesso anno, il 16 dicembre, un terribile terremoto sconvolse la zona, la terra tremò con inaudita violenza provocando danni enormi e 32 morti solo nel paese di Padula.
A seguito di tale evento drammatico, un illustre viaggiatore irlandese, l’ingegnere Robert Mallet, a dorso di mulo e per conto della Royal Society di Londra, ripercorse tutta la zona interessata dall’evento, partendo da Napoli fino alla Basilicata e alla Calabria. In questa impresa fu coadiuvato dal fotografo francese Alphonse Bernoud il quale riprese le rovine dei posti visitati, Padula e Certosa comprese, attraverso la tecnica della ripresa fotografica e, cosa assai particolare, fu che, a quell’epoca, la fotografia era agli arbori, basti pensare che il primo evento mai ripreso fu la guerra di Crimea(1855).
Il malessere e la miseria vissuti dal popolo in quel periodo furono fattori scatenanti l’insorgenza del fenomeno del “brigantaggio”. Tra gli uomini che avevano abbracciato la causa,
Angelantonio Masini, con la sua banda, fu finito a Padula, tradito dalla sua stessa gente.
Cominciò, intorno agli stessi anni, il fenomeno dell’emigrazione verso le terre degli Stati Uniti, proprio in quel paese due padulesi si affermarono in due distinti ambiti: J. Petrosino, l’eroe-poliziotto che visse la sua vita al servizio della giustizia e che, finì i suoi giorni proprio nella sua Italia, a Palermo, durante una missione di intelligence, nel tentativo di scoprire i rapporti tra mafia americana e siciliana.
L’altro Frank Valente, anch’egli figlio di emigrati, si fece onore negli studi, divenendo uno scienziato, un fisico di grande prestigio che, nonostante la notorietà ha voluto conservare il rapporto con la terra natìa lasciando una ingente somma di danaro destinata a borse di studio per i migliori alunni del Liceo scientifico “Carlo Pisacane” di Padula affinché questi possano continuare gratuitamente i loro studi presso il Reenselear Polytechnic Institute di New York, istituzione di cui egli stesso fu direttore.
Padula annovera tra i suoi figli uomini di grosso spessore culturale tra i quali, l’archeologo-letterato don Arcangelo Rotunno (Padula 1858-1938), al quale, si deve la individuazione definitiva del sito di Cosilinum nella zona sovrastante l’attuale insediamento del paese e l’onorevole Giovanni Camera (Padula 1862-Roma 1929), massone, in stretto contatto con la loggia “I Forti Lucani” di Padula fondata dal Generale Bracco e che celebrava i riti di iniziazione degli adepti in rapporto all’antica ritualità accettata.
Egli fu sottosegretario nel governo Giolitti e rivolse il suo impegno principalmente in favore della scolarizzazione della sua gente e del suffragio allargato alle donne.
All’inizio del 1900 le condizioni di vita a Padula e nei dintorni non risultavano cambiate, ciò favorì nuovamente il flusso migratorio verso altre zone, soprattutto verso l’America latina. Questo fu il principale motivo di impoverimento demografico del paese; tuttavia, la seconda ondata acquistò col tempo il sapore di una rivincita perché le “rimesse” da quei paesi hanno permesso la rinascita. Il sacrificio, l’allontanamento dalla propria terra e il duro lavoro hanno creato i presupposti per l’innalzamento del livello economico e culturale del paese che, oggi, consentono alle nuove generazioni, di lavorare alacremente alla conservazione della propria storia e dei beni artistici, architettonici e naturalistici.
Molte sono le chiese oltre a quelle già menzionate, a meritare nota nell’intricato centro storico: nel dedalo di viuzze e slarghi sono S. Clemente, S. Martino, S. Pietro Petroselli, S. Giovanni, il Convento di S. Agostino, le Cappelle di S. Maria di Costantinopoli, di S. Vincenzo e della Madonna del Carmelo.
Tra i palazzi storici, di cui solo pochi resti sono visibili,vanno segnalati il palazzetto di Stasio e il palazzo Baronale oltre a tutte quelle fastose architetture ammirabili nella passeggiata del centro storico quali la Porta della “Chianca vecchia”, la Porta dell’”Auliva”, le Torri Angioine, il Portale dell’Ospedale della SS. Annunziata, i palazzi seicenteschi e settecenteschi adornati tutti da portali e manufatti rigorosamente in pietra di Padula che testimoniano l’attività dei maestri scalpellini che tanto lustro hanno dato alla loro terra.
Padula è immersa nel verde delle pendici della Maddalena e dei pianori con aree attrezzate di Mandrano e Mandranello, zone che invitano a passeggiate e sport a contatto con una natura paradisiaca.


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